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domenica 26 settembre 2010

CARMINE FOTIA: SuperMirko

copertina.jpgCARMINE FOTIA
Il guaio è che adesso mi toccherà cucinare la pasta incasciata (mi perdonerà il maestro Colonna se invado il suo campo) per il resto del campionato.
Sì, perché è quello che ho fatto oggi, per vincere la tensione mi sono messo davanti ai fornelli: ho preparato la salsa di pomodoro, ho fritto le melanzane, ho imbottito le penne con prosciutto, mozzarella e, appunto, le melanzane, una spolverata di pecorino e ho messo in forno. Poi, le ho portate in redazione e l’abbiamo divorata così come la Roma ha divorato l’Inter.
Ranieri ha osato ancora una volta e a tutti noi la mossa di fare uscire Francesco Totti, la luce bianca nel campo, per fare entrare Vucinic, era apparsa pura follia. Il genio di Mirko ci ha fatto ricredere e ancora ci stropicciamo gli occhi per quel goal meraviglioso, che ci ha fatto esultare come da tempo non avveniva.
Era fondamentale vincere e abbiamo vinto.
La vittoria aiuterà anche l’immortale capitano a smaltire la rabbia per la sostituzione. Una rabbia che ci sta, perché Francesco vive ogni partita con il cuore e vorrebbe stare sempre lì, a lottare fino alla fine, come un leone. Questa vittoria è anche sua, soprattutto sua, per quella rabbia e per quel sorriso al goal di Mirko. Avrà imprecato contro il Mister, poi, ne siamo certi, l’abbraccerà. Noi abbracciamo lui, alla vigilia del suo 34esismo compleanno (cui dedicheremo domani tutto il giornale) perché, finchè è stato in campo, ha guidato la Roma a mettere paura all’Inter.
Perché questo è quello che è successo: in una partita giocata su equilibri tattici accorti, con le difese molto chiuse, alla fine è stata la Roma a impaurire l’Inter: il primo a cambiare è stato Benitez e ha tolto una punta, Milito, per un centrocampista fisico come Muntari. L’Inter ha sofferto le straordinarie accelerazioni di Jeremy Menez, la classe immensa di Francesco, le geometrie perfette del Pek, l’implacabilità di Burdisso, la potenza del roscio col caschetto, il dinamismo di Daniele, la forza di Borriello.
Poi, Ranieri ha avuto la folle intuizione. Il capitano aveva giocato benissimo, ma Claudio Martello ha deciso che aveva bisogno della voglia di riscatto, della fame di rivincita, della sregolatezza del genio di Mirko.
Un attimo, uno di quegli attimi che valgono una vita intera. Uno di quei momenti che ti torneranno in mente, Mirko, quando chiuderai gli occhi per guardarti dentro, quando, tra cent’anni, non giocherai più. La palla che arriva tesa, il guizzo in tuffo, la palla che gonfia la rete. L’urlo che ci sfonda le corde vocali.
Grazie, Carmine Russo. Grazie, perché il tuo accanimento ci ha fatto ricordare che siamo la Roma. Ho detto la Roma, sangue che pulsa nelle vene, cuore che batte a mille, volontà indomita, coraggio e follia.
Per una volta, posso dire che l’avevamo scritto: «La lupa è ferita, attenta Inter».

sabato 25 settembre 2010

IL COMPLOTTO CONTRO LA ROMA

CARMINE FOTIA
Sì, il complotto era lì, sotto i nostri occhi, solo che noi, esigenti come siamo con la nostra squadra, non li vedevamo. Attenti, com’è giusto che sia, alla qualità delle sue prestazioni. Poi, la verità è apparsa nella sua solare evidenza sul campo di Brescia, con un arbitraggio che ci ha sistematicamente impedito di vincere, come avremmo vinto se la parola fosse stata affidata solo al campo. Da quella data, il nome di Carmine (ahi, disgraziato, quale infamia hai gettato sul mio onorato nome!) Russo, entra negli annali del peggior arbitraggio della storia del calcio mondiale, soppiantando quello di Byron Moreno.
L’ira di Rosella Sensi, solitamente così misurata e schiva, non è stato solo uno sfogo. Ad essa ha fatto seguito un’azione della società a tutto campo contro le scandalose decisioni della giustizia sportiva che, invece di punire gli autori di un sopruso, colpisce le vittime, e si annuncia un ricorso ancor più clamoroso contro la conduzione della gara.
Pensate davvero che, in un momento così delicato della vita della Roma, ci si esporrebbe così tanto se non si fossero accumulati i segnali di manovre, più o meno occulte, che tendono non solo a speculare sulla vendita della società, ma anche a cogliere l’occasione per normalizzare l’unica anomalia del sistema del calcio italiano? Quella Roma che, sola, prima ha lottato contro la Calciopoli del sistema Moggi ed oggi si oppone al sistema Moratti che - Zamparini dixit - ne ha preso il posto?
Pensate davvero che Claudio Ranieri abbia parlato a vanvera, denunciando le oscure manovre del signor Marcello Lippi? E credete che un iracondo come l’ex mister della nazionale non avrebbe fatto fuoco e fiamme, se non sapesse di essere stato colto con le mani nella marmellata?
Nelle pagine interne vi raccontiamo i particolari del complotto, quelli evidenti e quelli nascosti, e state tranquilli che non molleremo l’osso.
Il disegno è chiaro: una Roma che si presentava ai nastri di partenza con un organico rafforzato e offerto a un Mister carismatico come Claudio Ranieri e con una proprietà che era riuscita a farsi garante di un progetto non di svendita ma di valorizzazione ulteriore, dava fastidio a tanti, a troppi.
A quelli che hanno già deciso chi deve vincere il prossimo campionato e a quelli che pensano di poter cedere la società non a chi offre le migliori garanzie economiche e di progetto, ma a chi è più funzionale ai propri disegni di potere.
L’urlo di Rosella ha squarciato il velo dell’ipocrisia. Ci permettiamo solo di suggerire molto sommessamente a chi ha il potere di decidere una contromossa che sventerebbe subito ogni piano: si rinnovi subito il contratto a Claudio Ranieri. Sarebbe il segno di una totale unità d’intenti tra la famiglia Sensi e Unicredit, per una Grande Roma che, come ha detto Paolo Fiorentino, ci faccia «sognare».
La squadra c’è - lo si è visto nell’eroico secondo tempo a Brescia - la società ha reagito, il popolo pure (andatevi a leggere una cernita tra le migliaia di messaggi che ci hanno sommerso).
Noi romani semo gente strana: se possiamo abbozziamo, magari per quieto vivere, ma quando decidiamo di reagire non ci ferma più nessuno. Tiriamo fuori le unghie e i denti. Lottiamo metro per metro e le battaglie apparentemente perdute sono quelle che ci piacciono di più.
La lupa è ferita. Attenta, Inter.