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mercoledì 13 ottobre 2010

SIENA-PADOVA STREAMING DIRETTA LIVE SERIE BWIN

20:45 - 22:45Italian Serie Bwin Live!
 AC Siena vs. Padova 
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 Torino FC vs. Vicenza 
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 Novara vs. Atalanta Bergamo 
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 Reggina vs. Pescara 
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 Varese vs. AS Livorno 

Agli inizi del XX secolo nella città di Roma la pratica del foot-ball viene svolta da un gran numero di piccoli club costituiti da semplici squadre di quartiere o da rappresentative calcistiche di classi sociali ben definite.[12][13] Negli anni venti continuano ad esistere otto rappresentative cittadine nella prima divisione regionale: S.S. Alba, C.R. Juventus Audax, S.G.S. Fortitudo, S.P. Lazio, S.S. Pro Roma, U.S. Romana, Roman F.C. e C.S. Audace.[14] La squadra capitolina viene costituita il 22 luglio 1927, nella centralissima Via Uffici del Vicario n° 35, grazie alla fusione di tre (di fatto cinque) tra queste società calcistiche: l'Alba Audace, presieduta dall'onorevole Ulisse Igliori, il Roman e la Fortitudo Pro Roma.[14][15] Il percorso che porta alla fusione viene intrapreso dal segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista: Italo Foschi, all'epoca anche membro del CONI e dirigente della Fortitudo Pro Roma e dall'onorevole Ulisse Igliori, membro del direttorio nazionale del PNF; Foschi, seguendo le direttive della Carta di Viareggio riesce nell'intento di creare un'unica società potenzialmente più competitiva.[16][17] La data di nascita della A.S. Roma è stata lungamente discussa: ufficialmente viene infatti indicato il 22 luglio 1927, data del primo ordine del giorno; in realtà sembra che l'accordo per la fusione sia stato raggiunto il 7 giugno dello stesso anno, come annunciato il giorno successivo da alcuni quotidiani romani.[18][19][20]
Nei primi anni anni trenta la Roma occupa stabilmente le parti alte della classifica, esordendo in Coppa dell'Europa Centrale già nel 1931. Protagonisti del periodo furono alcuni giocatori di spessore presenti nella rosa, quali il capitano Attilio Ferraris IV, il portiere Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini ed il centravanti Rodolfo Volk.[21][22][23][24] Nel 1934 il presidente Renato Sacerdoti rinnova la squadra: cede sia Volk che il capitano Ferraris IV (quest'ultimo alla Lazio tra i malumori della tifoseria) e acquista tre giocatori argentini, tra i quali Enrico Guaita.[25][26][27][28] I tre sono protagonisti di una rocambolesca fuga nell'estate del 1935, pare a seguito di minacce circa un arruolamento nella guerra in Abissinia.[29] Della situazione, probabilmente anche a causa delle sue origini ebraiche, ne fa le spese anche il presidente Sacerdoti che si trova costretto a lasciare la presidenza; nonostante queste vicissitudini la squadra nella stagione 1935/36 si classifica seconda.[30]
La Roma del primo scudetto
Nella stagione 1941/42 la Roma conquista il suo primo scudetto, vincendo nell'ultima giornata per 2-0 contro il Modena.Il titolo è frutto, tra gli altri, dell'allenatore Alfred Schaffer e del giovane centravanti Amedeo Amadei, autore di 18 reti.[31][32] Negli anni successivi, la squadra viene sostanzialmente confermata, nonostante l'elevata età media della ristretta rosa giallorossa.[33] Anche a causa di questo motivo, terminato il conflitto mondiale e ripresi i campionati, la Roma disputa alcune stagioni particolarmente negative.[34]

sabato 2 ottobre 2010

SIENA-MODENA STREAMING DIRETTA LIVE

SIENA-MODENA STREAMING DIRETTA LIVE. ampagna elettorale”. Questo atteggiamento di Obama è lodevole per certi aspetti, visto che ha voluto concentrarsi su problemi concreti che vanno dal piano di stimolo economico alla riforma della sanità, dagli investimenti nella pubblica istruzione alla riforma del sistema bancario. Quella di Obama è stata una vera politica del fare. Però il disprezzo per quello che Obama chiama politicking, che significa compagna elettorale permanente, è sbagliato e potenzialmente molto rischioso, come ha scritto recentemente il commentatore del Washington Post E.J. Dionne: in una democrazia è impossibile separare il governare dal politicking. Il Politicking altro non è che lo sforzo continuo di convincere cittadini liberi dei meriti di una serie di idee, proposte e decisioni. I cittadini possono accettare errori se credono che la direzione complessiva del governo sia giusta. Obama, salvo alcune eccezioni, ha dato l’impressione di prendere decisioni senza offrire nello stesso tempo una visione globale di come vorrebbe la società americana.

É un errore che Berlusconi non avrebbe mai fatto. Anche se Berlusconi si è presentato come il capo del governo del fare, in realtà si interessa molto poco della noiosa gestione dei problemi quotidiani che occupano la maggior parte della vita degli italiani, e pratica in realtà la politica dell’apparire, cioè della campagna elettorale permanente. Berlusconi, profondo conoscitore del mondo dei media di oggi, non ha tutti i torti. E Obama con un ritardo pericoloso deve reimparare come fare politica – vediamo se due mesi gli basteranno.

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17
set
2010
La Moschea e la Società che vogliamo (risposta ai commenti)

ll mio post “Moschea a Ground Zero” mi è sembrato piuttosto blando, un richiamo perfino ovvio e banale a non lasciarsi andare in polemiche incandescenti sulla cosiddetta “moschea a Ground Zero.” Le risposte – quasi sempre appassionate, a volte feroci e violente – dimostrano quanto forti e irrisolti siano i sentimenti attorno a diversi argomenti intrecciati (e talvolta confusi): Islam, terrorismo ed immigrazione.

Il termine “Moschea a Ground Zero” crea un’immagine terrificante e offensiva di un edificio con una grande cupola “a cipolla” con minareto sul suolo dove sono morte le vittime degli attacchi terroristici dell’undici settembre. Invece, lungi dall’essere uno sfregio nei confronti dei morti dell’11 settembre, mettere un centro sociale islamico vicino al luogo del massacro era un tentativo (forse ingenuo ma genuino) di identificazione con le vittime. Quindi una risposta positiva di un Islam moderato che cerca di convivere con altre fedi. Non puoi chiedere ad una minoranza di identificarsi e riconoscersi come americani – con tutti i diritti e gli obblighi degli altri – e poi trattarli come cittadini di serie B e chiedergli di spostarsi qualche isolato più in là.

Ho spiegato che non c’è base giuridica per negare ai promotori di questo progetto il permesso di costruire: non c’è una religione di stato e c’è un divieto esplicito nella nostra costituzione di non inferire in alcun modo nell’esercizio della religione. Per la costituzione americana tutte le chiese hanno gli stessi diritti punto e basta. E infatti se leggete attentamente tutte le critiche del progetto (perfino quelle di Sarah Palin) dicono molto chiaramente di non mettere in dubbio il diritto dei musulmani di mettere una moschea dove vogliono ma criticano il buon gusto o la mancanza di sensibilità del progetto.

Lungi da essere uno sfregio alle vittime del terrorismo il Cordoba Initiative e’ un tentativo di onorare le vittime delle Torre Gemelle, un gesto conciliatore di dialogo tra le fedi. Il centro prende il nome Cordova per ricordare il periodo di convivenza piuttosto tranquilla tra musulmani, cristiani ed ebrei; dalla città dove tra l’altro convivevano il filosofo arabo Averroè (che aiutò l’Europa cristiana nel conoscere Aristotele e il filosofo ebraico Moses Maimonide). Ciò non impedisce ad alcuni di vedere nel nome Cordova una nostalgia per il dominio islamico della Spagna (non sapete che la riconquista della Andalusia e’ tra i chiodi fissi di Osama Bin Laden?). Lasciamo perdere che l’imam che capeggia il Cordova Initiative e’ l’uomo che il presidente George Bush mandò in giro per il mondo come ambasciatore di un Islam americano moderato. E’ previsto anche un memorial per le vittime dell’undici settembre tra cui, tra l’altro, ci furono una sessantina di musulmani.

Dico questo non per fare un’apologia dell’Islam, né per negare l’esistenza della minaccia letale e molto reale di un fondamentalismo islamico nel mondo intento a distruggere una città come New York che è la negazione di tutto quello che rappresentano loro: apertura mentale, libertà di espressione e di religione, vivacità intellettuale e innovazione scientifica. E sono questi valori che sto cercando di difendere e che sono anche in ballo in questa controversia.

Dopo l’undici settembre molti commentatori hanno chiesto ai musulmani di dimostrare chiaramente che stavano dalla parte delle vittime e non da parte dei terroristi. La stagrande maggioranza dei musulmani americani l’hanno fatto. Dopo l’11/9 quasi tutti i negozi islamici mettevano bandiere americane nelle loro vetrine – in parte per paura, in parte per sincero patriottismo. In nove anni, saranno stati arrestati e condannati circa una decina di musulmani americani per atti terroristici – una decina tra 6 milioni di musulmani negli Stati Uniti. Gli altri 5,999,990 sono qui per lavorare e vivere, per mettere da parte un po’ di soldi, comprarsi una casa o magari mandare i loro figli all’università più o meno come altri americani. La maggioranza dei musulmani ha votato per George Bush nel 2000, gli altri per Al Gore (altro che Osama Bin Laden). E oltre 80 % dei musulmani sentiti in una ricerca del 2003 si erano detti favorevoli a leggi più forti contro il terrorismo. Quindi i musulmani americani si sono sottoposti con poche lamentele a lunghe code all’aeroporto dove spesso erano oggetto di lunghe perquisizioni per via delle origini.

Difendere questo progetto non è affatto “buonismo” come hanno scritto molti lettori, ma realismo. Ci sono 600.000 musulmani a New York, una città di otto milioni. Se vivono qui hanno il diritto di vivere come gli altri, con centri sociali e moschee. L’immigrazione ha arricchito gli Stati Uniti sia economicamente che culturalmente. Alcuni lettori hanno visto la mia posizione come una forma di debolezza e paura: bisogna cedere ai musulmani e cercare di tenerli buoni se non ci attaccano. Ma non è così. Come non ha senso chiedere perché dobbiamo permettere una moschea a New York (o a Milano) quando non si possono costruire chiese nell’Arabia Saudita. Io non voglio vivere in Arabia Saudita o in una società che l’assomiglia in nessun modo. Voglio vivere a New York, una città vitalissima e eterogenea. In realtà la questione più importante posta dal dibattito attorno al centro islamico vicino a Ground Zero non è come sono i musulmani? Ma invece: chi siamo noi? che tipo di società vogliamo? Vogliamo una società dove tutti i gruppi hanno gli stessi diritti o una società con cittadini di serie A e di serie B?

Non ho illusioni sulla bontà di Islam e della buona volontà dei paesi islamici nel mondo, la maggior parte dei quali sono l’antitesi di quello che vogliamo. L’Islam ha una forte componente manichea – i fedeli contro gli infedeli – che si presta bene alle prediche dei fondamentalisti. Ma è anche vero che insieme alla storia di conquista e jihad, I’Islam ha anche un’altra storia: una storia di (relativa) tolleranza, di secoli di sviluppo scientifico, rispetto per la conoscenza. Nello stesso modo in cui altre grandi tradizioni religiose hanno alle loro spalle storie di massacri nel nome di Dio e storie di grandezza e cultura. Allora con un miliardo di musulmani nel mondo su quale filone vogliamo che s’identifichino? il filone di Averroé o quello dei suoi persecutori? Quindi incoraggiare progetti come il centro Cordoba o l’estremismo islamico?

Il dibattito attuale ricorda per certi versi i discorsi che si sentivano durante la guerra fredda tra l’USSR e i paesi della NATO. Durante gli anni ’70 e ’80 si diceva spesso che l’occidente era diviso e debole (interessato a fare soldi e al divertimento) mentre l’Unione Sovietica era unita da una metà strategica molto chiara conquista mondiale. (Lenin stesso aveva detto che i capitalisti avrebbero venduto la corda con cui il comunismo li avrebbero impiccati.) I governi occidentali dovevano confrontarsi con manifestazioni popolari e movimenti pacifisti mentre i leader dell’URSS mandavano tranquillamente i suoi dissidenti nei gulag. Le società aperte si sono rivelate al lungo andare molto più forti: e’ proprio a causa delle loro libertà che hanno generato idee nuove, innovazione tecnologica e crescita economica.

venerdì 24 settembre 2010

PIACENZA-SIENA 0-1: PAGELLE, SESTU GOL

Piacenza-Siena 0-1, gol di Sestu. Le pagelle della partita:

PIACENZA (3-5-2): Cassano 6: Mei 5, Rickler 5.5, Conteh 5; Avogadri 5.5, Bianchi 5.5, Volpi 6, Marchi 6, Calderoni 5; Cacia 6, Guerra 5. All.: Madonna 5

SIENA (4-4-2): Coppola 6; Vitiello 6, Terzi 7, Ficagna 6, Del Grosso 6; Troianiello 6.5, Bolzoni 7, Carobbio 6.5, Sestu 8; Calaiò 6, Mastronunzio 7. All. Conte 7

Andrea Pelagatti

PIACENZA-SIENA STREAMING DIRETTA LIVE

PIACENZA-SIENA STREAMING DIRETTA LIVE.
DIRETTA PIACENZA SIENA - Stasera in Emiliia sfida tra Piacenza e Siena. E' il classico testa coda con i toscani che guidano la classifica al primo posto con 11 punti e gli emiliani che sono in fondo con un solo punto. Le motivazioni sono tante per tutte e due le squadre. L'undici di Madonna deve per forza fare punti per risalire, ma forse questa non è la serata ideale, perchè ha di fronte un avversario di un'altra portata. Certo però la fiducia data dalla società a Madonna è molto importante. E così magari una prova d'orgoglio permetterebbe di fermare almeno con un pareggio i toscani. Ma ci sono anche tanti assenti, da Graffiedi fermo per squalifica, a Zammuto, Sbaffo, Tremolada e Tulli fermi per infortunio. Si punta molto su Cacia che potrebbe risolvere tante cose in attacco. Il Siena dal canto sua ha una squadra molto superiore, attrezzata per fare il salto di categoria. Sta attraversando un periodo di forma smagliante. Un successo è sicuramente alla sua portata. Senza dimenticare la presenza di Antonio Conte, allenatore che ha già condotto il Bari in serie A e che è un profondo conoscitore della serie B. Queste le dichiarazioni a proposito del tecnico salentino. "Non ci saranno cali di tensione e non guardiamo la classifica, il Piacenza meriterebbe più punti di quelli che ha". Staremo a vedere come andrà a finire, ma certo sono lontani i tempi in cui il Piacenza lottava per andare in serie A e ci andava anche.
Al termine dell'allenamento Mister Madonna ha convocato i seguenti giocatori: Cassano, Donnarumma, Anaclerio, Avogadri, Bini, Calderoni, Conteh, Rickler, Bianchi, Mandorlini, Marchi, Mei, Volpi, Wolf, Cacia, Guerra, Guzman, Piccolo.

L'allenatore Antonio Conte ha convocato 23 giocatori per la trasferta di Piacenza. Ecco l'elenco completo: Coppola, Farelli, Ficagna, Del Grosso, Odibe, Rossettini, Rossi, Terzi, Valdez, Vitiello, Bolzoni, Carobbio, Codrea, Kamata, Marrone, Mounard, Reginaldo, Sestu, Troianiello, Calaiò, Immobile, Larrondo, Mastronunzio.
l sito internet TorinoGranata, per fare chiarezza sul presunto interesse della Red Bull verso il Torino, ha intervistato il direttore del giornale Però (www.perotorino.it), Giovanni Monaco, il primo che ha parlato dell'ipotesi di un arrivo in granata della società divenuta celebre con la sua bevanda energetica.

La Red Bull interessata al Torino. Siete stati voi trai primi parlarne su Però, poi è uscita la notizia su La Stampa che Nunes stava preparando un dossier sul Torino. Da dove nasce la notizia?

Come spesso accade nel nostro lavoro, gli scoop (grandi o piccoli) nascono da una soffiata, da una frase che sfugge, da una mezza parola. In questo caso, in seguito a una battuta fattami da una persona che sapevo addentro gli affari granata, ho fatto alcune telefonate, ho parlato anche con alcune persone in Comune che poi si sono rivelate a conoscenza di queste trattative sottotraccia e ho dato, sul sito di Però, la notizia come indiscrezione. L'ho fatto con tutte le cautele del caso, parlando di voce insistente, non avendo al momento la prova concreta che i contatti ci fossero davvero: visto che poi per qualche settimana non se n'è più saputo nulla, ho anche ricevuto qualche critica. Eppure in certi ambienti se ne parlava parecchio e si stava preparando il famoso dossier sul Toro da dare a Nunes.

I tifosi del Toro possono sognare o anche questo sarà l'ennesimo bluff?

L'unica cosa che mi sento di dire è che non si tratta affatto di un bluff. L'iniziativa è partita da alcuni tifosi importanti, alcuni dei quali hanno contatti per motivi pubblicitari con RedBull Italia. La "cosa" esiste davvero ed è certo che l'amministratore delegato dell'azienda in Italia si sta spendendo con i vertici di Vienna per far passare l'idea di acquistare il Torino ed avere nella scuderia una terza squadra, forse un po' più ambiziosa delle altre nel calcio che conta, dopo Salisburgo e New York. Il concetto che deve passare è che per RedBull avere un team in Italia, equivarrebbe ad essere proprietari di una squadra di baseball negli Stati Uniti. E che il Toro, sia per questioni onomastiche, sia per la sua storia e soprattutto per il fatto di essere una compagine della Penisola attualmente in crisi ma con un grosso bacino di tifosi, sarebbe un ottimo affare. Quindi da un lato non è un bluff, dall'altro è meglio non farsi troppe illusioni, perché l'ultima parola spetta ai guru del marketing di Vienna e non a Nunes.

Certo che l'immagine del Toro unito alla F1, sport trainante per Red Bull, diventerebbe planetario. Tutto questo non darebbe fastidio a chi ha sempre messo i bastoni tra le ruote perché il Toro non ritornasse grande dopo Pianelli?

Questo è uno dei timori di chi sta conducendo le trattative. Anche per tale motivo ci siamo presi qualche rampogna per aver dato la notizia: si temeva che i soliti "ambienti" torinesi, come avevano fatto nel caso di Pellegrini ad esempio, potessero mettere i bastoni tra le ruote. Tanto, per RedBull, tra comprare il Toro ed avere problemi (pure minimi) o comprare, che so, il Bologna e non averne, sarebbe preferibile la seconda opzione. Mi auguro però che atteggiamenti del genere, se mai sono esistiti e io non ne ho le prove, possano essere tramontati insieme a un certo modo di fare impresa e quindi soldi, in modo assistito e un po' parassitario. Se le strategie economiche di Marchionne sono quelle che declama a destra e a manca, sarebbe poi una bella contraddizione voler impedire a un'azienda, pure sportiva, di farsi la sua strada in autonomia e rispettando le leggi del mercato.

Che idea personale si è fatto di questa storia?

Giornalisticamente è una storia molto bella. Che tra l'altro non può che appassionare i lettori di fede granata, ma pure quelli con il cuore a strisce, che antagonisticamente si interessano eccome alla cosa. Dal punto di vista pratico, si tratta di un'opportunità, che qualcuno si è per così dire "sbattuto" per creare e che oggi più o meno esiste. I tifosi non devono deprimersi se la cosa non andasse immediatamente in porto e a quanto mi risulta, l'ambiente non è affatto toccato da questa trattativa, per ora tutta interna al management RedBull.

Quando si saprà se dalla riunione del 10 ottobre è uscito qualcosa di positivo?

Da quanto mi dicevano gli "addetti ai lavori", saranno loro i primi a dare grande risalto alla presentazione del dossier in quella sede. Poi, per la decisione, dovremo tutti aspettare. Credo che in caso positivo, il primo a saperlo sarebbe un certo Urbano Cairo...".